lunedì, 04 maggio 2009

5 Anni

Auguri Gabbiano

Stellabrilla 17:41 commenti (2)

martedì, 14 aprile 2009

Quando pensi di aver scalato la parete di un baratro, poi ti volti.

E capisci che era solo una salita un po’ più ripida

Quando ascolti una canzone in silenzio, pensando a quante malinconie sia legata.

Malinconie che ricordi con affetto.

Quando sei capace di arrossire per uno sguardo e un silenzio.

Ma un silenzio dolce e caldo come una carezza.

Quando puoi veder piangere un amico.

Ma sapere che era la cura migliore, e che dopo starà bene.

Allora, io mi sento viva.

Stellabrilla 03:52 commenti (1)

sabato, 04 aprile 2009

Ci sono momenti in cui ti sento.

Ci sono giorni in cui sei un ago conficcato nella pancia.

Ci sono istanti in cui ti perdi dentro i miei capelli.

Altre volte, tra di noi, solo veleno.

Trasuda dalla pelle che lo senti, ed è dolce e nauseante.

Instabile equilibrio che ci lega

Improbabile costanza di tensioni.

Corda di seta tesa, vibra. Cambia nota a ogni pensiero.

Battiti di tasti senza sosta, ogni notte, per cercare di fermarti in una pagina di vetro.

Le immagini che ascolto non mi bastano.

Mi servono parole per dipingere. Con le tinte torride di un’Africa di paglia.

Come l’uomo in mezzo al campo, che sorveglia l’opera dei corvi.

Con un ghigno stridulo e le braccia tese al vento.

Ma se le parole che uso non esistono, e non esiste quello che dipingo

Non esiste la verità che immagino.

E, invece, esisto io.

Animale parlante, pensante, sorridente. Intrappolato nella luce di un fanale.

Negli arabeschi di una camel fumata fino al filtro.

Ci sono momenti in cui capisco… che non mi sono mai posta la domanda giusta.

Stellabrilla 15:06 commenti

venerdì, 27 marzo 2009

Sassi che slittano e cozzano sotto le mie scarpe

Cammino sulla riva, stretta in un magione

Il mare fa l’amore con la sabbia, dolcemente e senza fretta

Un amante che non è mai stanco

L’aria è di vetro, stamattina

Potrei romperla tirando un sasso verso il cielo

E sentire le schegge di gelido freddo

Che mi pungono le mani, e la faccia

Il vento, bagnato di sale, scoraggia quei tremuli raggi di sole

Già pigri nell’ora che arranca salendo nel giorno

Non ci sono fiori nei capelli

Non ci sono piume sulle ali

Ci sono solo graffi sulle gambe

Capita, se si annaspa in mezzo ai rovi

C’è un lido chiuso e desolato

Due cani latrano furiosi

Il suono sbatte sulla sabbia, e poi si perde

Rilassa, vagare senza meta

Senza il pensiero di qualcuno che ti aspetta

Senza mai dover rendere conto al tempo

Dietro di te, le onde cancellano ogni traccia del tuo passaggio

Davanti a te, della spiaggia non si vede nemmeno la fine

Continuerò a camminare, credo

Fino a quando… avrò scordato perché ho cominciato

Stellabrilla 20:58 commenti

mercoledì, 18 febbraio 2009

La canzone di G


Una scala fa salire le mie note

Fino al terzo piano di un palazzo

Che domani ancora non esiste

 

Un cazzotto fa vibrare le mie corde

Sopra ci cammina una ragazza

Con l’ombrello colorato tra le mani

 

Una corsa massacrante per le strade

Per sudare via i rancori di ogni giorno

Quelli che bevo al mattino, a colazione

 

Cose sagge, frasi fatte, ritornelli

Tutti sanno cosa dire, per farmi stare meglio

Tutti sanno come farmi essere felice

Tutti sanno, tranne me

 

Ho chiuso le mie lacrime all’interno di una teca

In caso di emergenza rompere il vetro

 

Un tasto bianco e un tasto nero

Gli estremi irraggiungibili di un nome

Un nome che non sento se la musica è più forte

 

E, cercandoti, provo solo a non pentirmi

Di una notte fuori casa e senza sonno

Con i cani che si azzuffano per strada

 

Dormire fa volare i miei pensieri

Sulle teste di passanti senza scarpe

Se la strada poi non è di fango

 

Cose sagge, frasi fatte, ritornelli

Tutti sanno cosa dire, per farmi stare meglio

Tutti sanno come farmi essere felice

Tutti sanno, tranne me

 

Ho chiuso le mie lacrime all’interno di una teca

In caso di emergenza rompere il vetro

Stellabrilla 02:16 commenti (3)

giovedì, 15 gennaio 2009

Mosaico instabile e sconnesso di ombrelli colorati.

La strada. Bagnata. Riflette le insegne, i fari, le suole dei passanti.

Incroci la vita di un volto per pochi secondi. Afferri un nome, un luogo, una risata.

Poi quel volto scompare. E così, per te, la sua vita.

Anche per gli altri è così?

Fanno caso a te per qualche passo mentre vi incrociate…

Poi ti lasciano cadere dal pensiero, fra le pozzanghere annerite.

Si può quasi avvertire il rumore che fanno tutti quei volti cadendo nell’acqua.

Solo che oggi piove, e i tonfi si confondono a quelli delle gocce sull’asfalto.

Aggiungo il mio tassello al mosaico di colori. Passeggio verso casa senza fretta.

Non mi aspetta nessuno.

Assaggio vetrine e profumo di castagne.

Qualcuno di ferma a salutare, o a far scattare un accendino.

Non c’è niente che abbia un ordine preciso.

Fin quando non ti rendi conto che il disordine è l’ordine perfetto.

Gli ombrelli si sgonfiano, uno ad uno. Ha smesso di piovere.

I passi rallentano, le corse si fermano, le voci si abbassano.

Forse la pioggia mette paura. Quando smette ci si rilassa.

Ecco il portone, sono arrivata.

E’ ora di chiudere fuori i volti caduti, e provare a immaginare uno spazzino che di notte li raccolga, per spedirli ai loro proprietari.

Sarebbe uno strano lavoro, il suo. E di estrema delicatezza.

Basterebbe distrarsi un attimo, per lasciarne cadere a sua volta qualcuno.

Dovrebbe quindi camminare all’indietro per controllare di lasciare libera la strada.

E se poi qualcuno non rivolesse indietro il suo volto?

Magari c’è chi vuol essere dimenticato.

C’è chi non vuol farsi riconoscere.

Chi, addirittura, lascia cadere il proprio volto per dimenticarsi si se stesso.

Certo, per queste persone si dovrebbe trovare un'altra soluzione.

Un luogo dove tenere al sicuro i volti, in attesa che siano reclamati.

Un magazzino dei volti.

Ma forse il discorso comincia a farsi troppo complicato.

Credo sia ora che vada a dormire…

Buona notte.

Stellabrilla 03:07 commenti (3)

venerdì, 09 gennaio 2009

Sono tanti anni che mi sento ripetere la stessa, identica domanda stupita:

- Ma perché, tu fai ancora il Musical? -

E sono tanti anni che, a questa domanda io do la stessa, identica, orgogliosa risposta:

- Si, certo! -

Ma la gente non capisce. Mi guarda come se fossi matta, o solo stupida.

Non riescono a capire che a quel mondo io non rinuncio.

Forse sbaglio a restare legata alla memoria di un tempo che è finito, e non tornerà mai più.

Eppure io me lo tengo stretto. Come le facce di tutti coloro che ne hanno fatto parte.

Ma non credete non sappia che le cose sono cambiate.

Mi hanno detto che succede spesso nella vita, che le cose cambino. E temo che sia vero…

Però, forse, e dico solo forse. Non si deve smettere di andare avanti per rifugiarsi in un piccolo mondo di ricordi felici e sbiaditi.

In tanti anni io sono cambiata molto, mi sono ritagliata un nuovo spazio, un nuovo ruolo, ed ho capito una cosa.

I ragazzi che nel tempo hanno sostituito i volti dei miei ricordi, sono ancora pieni dello stesso entusiasmo che avevamo noi.

E le persone che continuano a farmi sempre quell’identica domanda, non riescono più a sentirlo, l’entusiasmo.

Loro, come me, hanno sofferto un po' di più. Hanno preso qualche batosta in più dalla vita.

Sono diventati grandi.

Siamo diventati grandi.

A differenza di altri, però, io non ho smesso di essere entusiasta.

E continuo a lavorare con quei ragazzi.

Ed è bello.

Perché so che cosa provano.

Perché l'ho provato anche io.

Ed è emozionante pensare di guidarli in questi anni.

Anni che, come ho fatto io, ricorderanno tutta la vita.

Io non voglio smettere…

Hora Secunda

Stellabrilla 02:36 commenti (2)

martedì, 06 gennaio 2009

-Ti piace questo posto?-

-E’ umido, buio e pericoloso da raggiungere.-

-Ti manca un po’ di spirito d’avventura. Io adoro venire qui.-

-Come lo hai scoperto?-

-Non è mica un segreto, i pastori ci portano le pecore ad abbeverarsi.-

-Dentro una grotta?-

-Aspetta e vedrai.-

Una lunga fenditura sulla parete della montagna. Una gigantesca roccia ricoperta di muschio ne divide a metà l’entrata.

Dentro è davvero molto buio, e umido. L’acqua fredda di sorgente scorre a rivoli, e un perpetuo rumore di gocce su gocce crea una musica strana e disarmonica. Eppure ipnotica.

Gli occhi si stringono cercando di catturare la poca luce che viene da fuori. Le mani si aggrappano alle rocce e al muschio, e i piedi provano a non scivolare sui sassi vischiosi.

-Fa freddo, e non vedo niente. Ma dove mi hai portato?-

-Sei troppo cittadino. Devo farti un po’ inselvatichire.-

Una mano ne prende un’altra e la porta a se.

-Ecco, ci siamo. Lo vedi quel sedile di roccia? Toccalo.-

-Perché?-

-Tu fallo e basta.-

-Va bene. Questo? Devo toccare qui?-

-Si.-

Il braccio si allunga con cautela, e la mano si prepara al contatto con solida pietra. Restando delusa.

Le dita affondano in una polla di buia acqua ghiacciata.

-Ah! Ma e gelida!- La mano si ritrae di scatto, spruzzando, e infrangendo l’illusione.

Piccole onde aiutano a definire la forma di ciò che, a causa del buio, ad un primo impatto poteva essere scambiato per pietra.

Un bacile naturale, pieno fino all’orlo di acqua sorgiva.

-Ma sei matta? Mi è preso un colpo.-

Una risata divertita è l’unica risposta.

-Tra l’altro dev’essere anche sporca, se ci vengono a bere le pecore! Che schifo.-

-Tranquillo. Non è epoca.-

-Come non è epoca? Ma perché, le pecore sono di stagione come la frutta?-

-Ma come sei scemo. Le pecore le portano in montagna d’estate e le tengono a valle d’inverno. Adesso è solo primavera, ci vuole ancora un mese, almeno, prima che le portino quassù. L’acqua è pulita. E la puoi anche bere, se vuoi.-

-Non ci tengo, grazie.-

-Come non detto. Ora usciamo, comincio ad avere freddo.-

La luce arriva dritta in faccia e fa quasi male, dopo il buio sordo della grotta. Però crea riflessi rossi e gialli sulle pareti bagnate, uno spettacolo insolito e bello.

Fuori c’è vento e grosse cornacchie lanciano gravi richiami nell’eco della cala. Oltre il bosco di faggi si stende una verde valle di case e campi arati. Piccoli fiumi e strade si confondono e si intrecciano in un reticolo complesso.

-Come hai detto che si chiama questo posto?-

-Grotta delle Ciaole.-

-E’ un bel posto.-

-Tu non volevi credermi.-

-Hai ragione.-

-Come sempre.-

-Adesso non esagerare. Altrimenti mi costringi a farti stare zitta.-

-E come?-

-Ho un metodo infallibile.-

-Credo di conoscerlo.-

Il rumoroso silenzio di una montagna deserta. Un sole tiepido che fa amicizia col tramonto, e lo saluta placido. Baci che si incontrano e si chiedono tra loro. Senza fretta. Senza fretta.

Lasciando che il cielo diventi timido, ed arrossisca lentamente.

-Andiamo adesso. O faremo la strada al buio.-

-Ci sono lupi da queste parti?-

-Certo. E sono molto affamati, specialmente in questo periodo.-

-Come mai?-

-Perché non ci sono pecore.–

-…-

 

Stellabrilla 03:05 commenti (5)

giovedì, 25 dicembre 2008

Un Gabbiano non sa niente del Natale, delle Feste o dei veglioni.

Non sa niente di Famiglia, di vetrine illuminate, di pacchetti colorati.

Un Gabbiano non può dire Auguri a Voi… No. Ma può Camilla.

Ed è allora la Voce di Camilla, oggi, ad augurarvi buon Natale.

È la voce di Camilla a ringraziare chi ha, con lei, condiviso un anno triste e lieto.

Un anno su cui adesso cala il sipario.

Che vi sia piaciuto o meno lo spettacolo, gli attori si sono impegnati. Applauditeli, vi prego.

Buone feste, buon anno….

Al prossimo spettacolo.

 

Camilla

Stellabrilla 01:42 commenti

giovedì, 27 novembre 2008

Ti ho graffiato la schiena.

Ho sentito la carne, sotto le unghie.

Ti ho dato morsi sul petto, sulle braccia.

Ho sentito quasi la pelle cedere ai miei denti.

Ti ho stretto i polsi. Ti ho colpito sul volto.

Ho urlato su di te tutta la mia rabbia.

E tu, sempre, mi guardavi.

Se avessi avuto un coltello lo avrei usato.

Su di te.

Per farti male.

Per farti smettere di guardarmi.

Per farti smettere di uccidermi, mentre mi guardi.

Per farti smettere, con ogni tua carezza, di mangiarmi il cuore…

Stellabrilla 23:03 commenti (1)